Torna a Servizi

Diritto ambientale

Un controllo dell'ARPA o dei Carabinieri forestali, un verbale con prescrizioni, un'autorizzazione agli scarichi o alle emissioni da rinnovare, un'area da bonificare: per un'impresa la materia ambientale può trasformarsi in poco tempo in un problema amministrativo e penale insieme.

Il riferimento principale è il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico ambientale), che disciplina la valutazione d'impatto ambientale, la gestione dei rifiuti, gli scarichi idrici, le emissioni in atmosfera e la bonifica dei siti contaminati. Molte imprese operano sulla base dell'Autorizzazione unica ambientale o, per gli impianti di maggiori dimensioni, dell'Autorizzazione integrata ambientale: titoli che contengono prescrizioni precise e che vanno gestiti, rinnovati e aggiornati quando l'attività cambia.

La gestione dei rifiuti è l'ambito in cui più spesso nascono contestazioni: corretta classificazione dei rifiuti prodotti, deposito temporaneo, registri e formulari, scelta di trasportatori e impianti autorizzati. Un errore documentale può avere conseguenze sanzionatorie rilevanti, e la responsabilità del produttore non si esaurisce con la consegna del rifiuto a terzi.

Sul piano penale, accanto alle contravvenzioni del Testo unico, il codice penale prevede i delitti contro l'ambiente, introdotti in gran parte dalla legge 22 maggio 2015, n. 68: inquinamento e disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo, omessa bonifica e, dal 2018, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Per le contravvenzioni che non hanno cagionato danno o pericolo concreto è prevista una procedura di estinzione mediante l'adempimento delle prescrizioni impartite dall'organo di vigilanza e il pagamento di una somma: gestirla correttamente, e nei tempi, può chiudere la vicenda senza processo.

Molti reati ambientali rientrano inoltre tra i reati presupposto della responsabilità degli enti (art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001): in caso di illecito commesso nell'interesse o a vantaggio dell'impresa, la società può essere chiamata a rispondere con sanzioni pecuniarie e, nei casi più gravi, interdittive. Un Modello 231 con protocolli specifici per la gestione ambientale è lo strumento che consente di prevenire il rischio e di dimostrare l'organizzazione dell'impresa.

Lo Studio assiste le imprese nelle verifiche ispettive, nella gestione delle prescrizioni e delle procedure di estinzione, nei procedimenti autorizzativi e nel contenzioso amministrativo, oltre che nella difesa penale di amministratori e responsabili tecnici, con un approccio che tiene insieme il profilo giuridico e quello organizzativo.

Domande frequenti

Cosa succede dopo un controllo ambientale con esito negativo?

Dipende dalla violazione contestata. Per molte contravvenzioni l'organo di vigilanza impartisce prescrizioni con un termine per adempiere: se vengono rispettate e si paga la somma prevista, il reato si estingue. È importante valutare subito le prescrizioni e la loro effettiva realizzabilità nei tempi indicati.

L'impresa risponde dei rifiuti affidati a un trasportatore?

La responsabilità del produttore non viene meno con la semplice consegna: occorre verificare che trasportatore e impianto di destinazione siano autorizzati e che la documentazione di accompagnamento sia corretta e completa.

I reati ambientali riguardano anche la società?

Sì: molti reati ambientali sono reati presupposto del D.Lgs. 231/2001. Se commessi nell'interesse o a vantaggio dell'impresa, possono comportare sanzioni a carico della società, che può evitarle dimostrando di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello organizzativo idoneo.

Torna a Servizi