PIANO ANTICORRUZIONE
Il Piano Anticorruzione si rivolge alle Pubbliche Amministrazioni e agli enti di diritto privato in controllo pubblico. Per le imprese private che erogano pubblici servizi e gestiscono risorse pubbliche, come le strutture sanitarie convenzionate, il presidio equivalente è il Modello 231.
Il Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (PTPCT) è lo strumento strategico fondamentale previsto dalla Legge 190/2012 per le Pubbliche Amministrazioni e gli enti di diritto privato in controllo pubblico. La sua funzione è mappare le aree aziendali a maggior rischio corruttivo (es. contratti pubblici, gare, concorsi, autorizzazioni) e definire misure organizzative concrete per mitigare i rischi. Rientra, quindi, nel novero dei Sistemi di Controllo Interni (SCI), focalizzato in particolare nella prevenzione e contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione. Per tale via è strettamente connesso ai Modelli 231. L’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC) considera, infatti, obbligatori i Modelli 231 a presidio dei rischi corruttivi e a tutela della trasparenza, per tutte le imprese private che, non essendo in regime di “controllo pubblico” e non rientrando, quindi, nell’ambito applicativo del Piano Anticorruzione, erogano comunque pubblici servizi e gestiscono pubbliche risorse, come nel caso delle strutture sanitarie private convenzionate con il SSN.
L’attuazione è affidata al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, nominato dall’organo di indirizzo, che predispone il documento, vigila sull’osservanza delle misure e riferisce con una relazione annuale. Tra le misure ricorrenti figurano la rotazione degli incarichi, la separazione tra chi istruisce e chi decide, la gestione del conflitto di interessi, le verifiche su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi e gli obblighi di pubblicazione, cui si affianca l’accesso civico.
Nelle amministrazioni tenute al Piano integrato di attività e organizzazione i contenuti anticorruzione confluiscono in un’apposita sezione di quel documento, senza che ne mutino funzione e responsabilità. Non si tratta comunque di un adempimento da replicare identico ogni anno: presuppone l’analisi del contesto esterno e interno, la ponderazione dei rischi e la verifica di quanto realizzato, così da correggere le misure che si rivelano inefficaci.
Domande frequenti
Chi deve adottare il Piano Anticorruzione?
Le Pubbliche Amministrazioni e gli enti di diritto privato in controllo pubblico, secondo la Legge 190/2012.
A che cosa serve?
A mappare le aree aziendali a maggior rischio corruttivo, come contratti pubblici, gare, concorsi e autorizzazioni, e a definire misure organizzative concrete per mitigare i rischi.
E le imprese private che gestiscono risorse pubbliche?
Per l'ANAC i Modelli 231 sono obbligatori a presidio dei rischi corruttivi e a tutela della trasparenza per le imprese private che, pur fuori dal controllo pubblico, erogano pubblici servizi e gestiscono pubbliche risorse, come le strutture sanitarie private convenzionate con il SSN.
